Rieccoci alla mia indagine su fumetto e pensione.A presto con la prossima puntata!
Per cominciare, un'osservazione: i lavoratori del mondo del fumetto sono persone giovani e sveglie (gli editori sono un po' meno giovani), nessun dubbio, ma mancano di una preparazione specifica.
Non sono abituati, mediamente, ad affrontare il burocratese e difficilmente hanno fatto studi in materie giuridiche, economiche o simili.
Per questo, cercherò di essere chiaro: mandate un commento se qualcosa non è limpido, ok? Ok.
Iniziamo da alcuni concetti di base.
1) Premessa sul metodo.
Il tema delle pensioni è di enorme importanza nella vita di uno Stato, su questo non discuto.
Pur non essendo esperto nel campo del diritto previdenziale estero, so che, per esempio, nei paesi anglosassoni la pensione statale, dove esiste, esiste in forma decisamente ridotta, anche perché sono popoli comunque già abituati ad avere a che fare con la finanza.
Quale sistema è migliore per lo Stato di cui facciamo parte? Argomento spinoso e interessante, però...
...nel corso di questa indagine, però, parlerò di "diritto" nel senso di "con le norme vigenti oggi, che diritti/doveri ci sono?"
Il diritto "come dovrebbe essere", per quanto argomento importantissimo e politica in senso nobile, non sarà parte della mia indagine, per ora mi limiterò allo "stato delle cose oggi".
Il motivo è semplice: sennò non si finisce più, e lo scopo della ricerca è essere una guida pratica, con applicazioni immediate.
2) Cos'è "la pensione"?
L'INPS si occupa di oltre 15 tipi diversi di erogazioni di denaro, tutte con lo scopo di fornire un sostegno economico a chi ne ha diritto per legge, vuoi per anzianità, vuoi per condizioni di salute (es.: invalidità), o per altre caratteristiche.
Quelle che interessano a noi sono:
- Pensione di vecchiaia
- Pensione di anzianità
- Pensione supplementare (e relativi sottotipi)
- Assegno Sociale
Oltre a ciò, c'è il mondo delle c.d. "pensioni private", che sarebbe più corretto chiamare "previdenza complementare".
DISCLAIMER: la previdenza complementare è parte del mio LAVORO. Per quanto io sia in conflitto d'interessi sull'argomento, cercherò di distinguere BENE ciò che dice la legge dalle mie valutazioni personali. Se così non fosse, tiratemi le orecchie ed avrete ulteriori spiegazioni.
Nelle prossime puntate: cosa sono queste pensioni, come si fa ad averle, come vengono retribuiti i fumettisti e come il metodo con cui vengono pagati influisce sulle pensioni che avranno (che è poi il motivo per cui state leggendo tutta 'sta roba, no?).
This is the follow-up to Mattia Bulgarelli's research on Italian comic artists and whether they can, in the future, go into retirement... or not. More to follow.
Continua l'indagine sulla pensione dei fumettisti
Il post originale è qui. Rispondete al suo sondaggio e diffondetelo tra gli amici e conoscenti che lavorano nel mondo del fumetto, per favore.
Come parte delle mie ricerche sul lavoro nel mondo del fumetto e dell'illustrazione, mi sono imbattuto in questa notizia del sito AFnews:
Sei un professionista del fumetto? Allora leggi qui!
La notizia è del 1/10/2010, un tre mesi fa scarsi, e fa riferimento ad un'indagine dell'IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, una "costola" della CGIL) sulle condizioni di lavoro.
Perciò, se lavorate nel mondo del fumetto e/o dell'illustrazione, un campo praticamente sconosciuto al legislatore, compilate il questionario indicato qui sotto, e chissà che, una voce alla volta, il disegnatore artistico non venga in qualche modo considerato.
Ah, il questionario ha anche un'utilità più diretta per voi: mettervi la pulce nell'orecchio su quante cose bisogna avere presente per fare un lavoro in modo serio e senza preoccupazioni legali.
Buona stesura!
New post about the world of comic in Italy and retirement rights, courtesy of Mattia Bulgarelli.
If any of your friends works in comics and lives in Italy, please make him/her read this post.
Hoffnung: Indagine fumetto e pensione
Anche Mattia Bulgarelli, la cui preparazione è principalmente quella di un economista, si è posto il problema nel suo blog. Le conclusioni non sono rassicuranti. Si può fare qualcosa?
Un fumettista ha diritto alla pensione?
Se sì, come?
L'argomento è davvero importante, perciò bando alle ciancie.
Le mie credenziali le sapete: laurea in Economia; lavoro nel settore assicurativo, in particolare per il risparmio e la previdenza individuale e per le piccole aziende; ho un sacco di amici fumettisti; la mia futura moglie, Manuela, è un'ex-fumettista (in futuro si vedrà) ed illustratrice freelance.
Questi amici e Manuela vorrebbero sapere se un giorno avranno mai la pensione, e alle prime indagini si sono accorti che è un ginepraio.
Partiamo dall'idea che mi sono fatto in più di un lustro di frequentazioni di professionisti del settore: i fumettisti sono una categoria in gravissimo svantaggio, dal punto di vista della forza contrattuale.
Sono sempre di più come numero: dozzine, forse centinaia, di nuovi autori escono dalle scuole di fumetto ogni anno.
Molti di loro sono pure bravi, pochi di loro hanno un'idea precisa di cosa voglia dire mettersi in proprio. Quasi nessuno ha una formazione di Diritto, di previdenza o di Economia in generale, neanche basilare, ed è normale e comprensibile: il vero problema è che, lavorando tendenzialmente separati, non sanno, spesso, a chi riferirsi per avere notizie affidabili su questi argomenti.
Gli editori italiani sono pochi e piccoli (Bonelli è un caso unico, fa genere e specie a sè), e, mediamente, non sono granché preparati in materia di previdenza.
E questo ancor prima di contare l' "allergia" che sembrano dimostrare verso i contratti in forma scritta, credendo, forse a ragione forse a torto, di avere una maggiore forza contrattuale sull'autore.
La tendenza degli ultimi anni è, per la basilare legge della domanda (di fumetti, calante) e dell'offerta (di disegnatori, crescente) di pagare sempre meno.
E non parliamo, perché non è l'argomento che m'interessa ora, del lungo elenco di casi di pagamenti arrivati parzialmente, in ritardo, o mai arrivati.
Oltre ad un ricavo per ora di lavoro decisamente modesto, che non gli fa venire certo voglia di pagare un avvocato o un commercialista per andare a caccia di soluzioni, il fumettista soffre anche di un problema che è fondamentale per stabilire se ci sarà una pensione oppure no: non sa cos'è e non sa cosa fa.
Il fumettista è un artigiano?
Il fumettista è un libero professionista?
Il fumettista vende diritti d'autore?
Il fumettista vende prodotti finiti?
Un colorista, che compie una parte intermedia del lavoro necessario tra l'idea e la stampa, svolge un lavoro classificabile come "opera dell'ingegno"?
La questione non è una futile catalogazione da entomologo, ma crea differenze maledettamente concrete nei diritti e negli obblighi che il fumettista ha con il fisco, con l'INPS e, naturalmente, con l'editore.
A questo aggiungiamo anche la spinosa faccenda che, alla mancanza di un contratto scritto, spesso si tende a classificare i lavori come Co.Co.O., anche quando il lavoro del fumettista è, beh, un vero lavoro, a tempo pieno, che richiede una preparazione specifica, non diversamente dal mestiere dello scrittore o del pittore.
Aggiungiamo che la normativa italiana sul diritto d'autore è orribilmente vecchia e lacunosa, e che tutte le raccolte di leggi (non solo sul diritto d'autore) online sono parziali, poco aggiornate, e tutte non ufficiali.
Le migliori sono quelle aggiornate da società private specializzate, per le quali bisogna pagare gli aggiornamenti.
Inizia una nuova grande missione: cercare di capirci qualcosa!
Nel prossimo episodio: Cos'è una Pensione e chi ha diritto ad averla?
Sorry, this post is Italian only as it is about Italian legislation.
I fumettisti hanno diritto alla pensione?
Manifesto: La Scuola Internazionale di Comics intende promuovere una campagna di sensibilizzazione per la difesa del lavoro di tutti i disegnatori del fumetto.
Poiché siamo quotidianamente a contatto con tanti professionisti, abbiamo raccolto le loro riflessioni e ci facciamo portavoce del loro malcontento.
Come loro, anche noi crediamo che sia necessario cambiare una pessima abitudine che negli anni si è consolidata: il fumetto è un’arte, ma in Italia soffre di una svalutazione culturale, nonostante le capacità dei disegnatori italiani.
Anche questo può aver contribuito a far nascere una falsa idea del lavoro dei disegnatori del fumetto, diffondendo la convinzione che la loro opera abbia minore dignità rispetto a quella di altri artisti.
Sempre più spesso i disegnatori si sentono traditi nel loro entusiasmo di condividere il loro lavoro con i fan. Ecco la principale fonte di malcontento tra i disegnatori: alle fiere regalano infaticabilmente la loro professionalità e la loro arte per poi vederla svenduta su internet: spesso vediamo disegni “svenduti” anche per 5 euro, in questo modo anche il talento del disegnatore è svalutato. Tutto il loro lavoro, la loro esperienza, la loro fatica vengono svenduti per niente. Questa situazione marcia parallelamente a quella in cui un disegnatore si trova a dover rispondere a quesiti umilianti del tipo: “Tu chi sei? Che fumetti hai fatto? Ah! Allora mi fai un disegno?” per poi magari vedere il foglio accartocciato da qualche parte perché in fondo averlo non era poi così importante.
La Scuola Internazionale di Comics vuole sostenere e accompagnare i disegnatori in una rivoluzione di questo sistema che sminuisce la loro professionalità, per cercare di dare il giusto peso alla loro arte.
Per questo chiediamo a tutti quelli che condividono questo pensiero e che intendono attivamente spalleggiarci in questa battaglia educativa, di sottoscrivere questo documento per far sentire la loro voce e di rifiutarsi, nelle manifestazioni a venire, di prestare la loro opera gratuitamente.
Da ora in poi chi vorrà un disegno potrà averlo dietro compenso o dopo aver acquistato le pubblicazioni dei disegnatori. La Scuola Internazionale di Comics da parte sua, si impegnerà a far circolare questo documento e inviarlo poi ai media, agli organizzatori delle fiere e alle case editrici, ai suoi studenti e a tutti quelli che seguono le attività della scuola perché chi lo condivide possa sottoscriverlo.
Per dare l’avvio a questa nuova tendenza, noi della Scuola Internazionale di Comics, in occasione di Lucca Comics chiederemo ai nostri insegnanti di esporre il loro tariffario quando disegneranno per i fan presso il nostro stand. E chiederemo loro di applicare senza timore le tariffe che hanno stabilito.
La campagna vede il contributo dell’avvocato Eleonora Trigari, che si esprime a favore del manifesto. Eleonora è un avvocato milanese esperta in diritto d’autore che presta la sua opera ad artisti su tutto il territorio nazionale.
Qui di seguito potete leggere il suo contributo: “Molto correttamente la Scuola Internazionale di Comics utilizza l’espressione “svalutazione culturale”.
In Italia all’arte sequenziale non viene infatti riconosciuto un adeguato valore artistico, come invece avviene in altri Paesi. Ciò nonostante lo studio, la passione e la dedizione che stanno dietro alle opere a fumetto.
Si consideri che in Italia il fumetto non gode nemmeno di una tutela legislativa specifica. Esiste una proposta di riforma volta ad introdurre una disciplina ad hoc per le opere a fumetto, ma si tratta di un progetto tuttora arenato (disegno di legge n. 3298 del Senato della Repubblica, XIV legislatura, “Protezione del diritto d’autore delle opere a fumetti“ - comunicato alla Presidenza l’11 febbraio 2005-). Sarebbe invece di grande importanza una riforma, tra l’altro, per il valore in sé dell’espresso riconoscimento, anche a livello legislativo, del fumetto come forma d’arte. Infatti, le conseguenze della svalutazione culturale dell’’arte sequenziale sono molteplici. Innanzitutto, ciò incide, in negativo, sulle condizioni lavorative dei disegnatori.
Basti pensare agli innumerevoli contratti a progetto che malcelano rapporti di lavoro subordinato e che i disegnatori, soprattutto i giovani artisti, si trovano “costretti” a sottoscrivere pur di poter lavorare. Oppure al mancato riconoscimento della proprietà degli originali delle tavole da parte delle case editrici. Gli stessi disegnatori sono direttamente vittime della svalutazione culturale dell’arte sequenziale, in quanto molto spesso non sono consapevoli dei diritti loro spettanti e non sono quindi in grado di tutelarli.
Ne è un esempio palpabile il fatto che molti pensano che una volta firmato il contratto di edizione tutti i diritti di autore si trasferiscano automaticamente alla casa editrice, mentre non è necessariamente così.
Occorre quindi che i disegnatori per primi rivendichino a gran voce la dignità artistica delle loro opere e il valore del loro lavoro e che si impegnino attivamente per la tutela dei loro diritti, dei quali anzitutto devono prendere coscienza. Tutti coloro i quali hanno a cuore la cultura e l’arte dovrebbero appoggiarli, perché tutto ciò che non favorisce la diffusione dell’arte e della cultura è di per sé negativo dal punto di vista sociale. “
Avv. Eleonora Trigari
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Sorry, I'll only translate this post in English upon request, since it has strictly to do with the situation of comics in Italy. It possibly never has been brilliant, but nowadays comic artists in Italy are barely able (if at all) to make a living. The lack of specific laws regarding the matter, the general crisis which affects every kind of entertainment inckuding comics themselves, the extremely low pays (when they pay at all) most publishing houses offer and many other factors make it so. An Italian comic artist must often choose between having a day or part-time "normal" job and not being able to afford a mortgage, a rent, a holiday, his/her wedding, a family. And this is very, very sad.
CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE PER LA DIFESA DEL LAVORO DEI DISEGNATORI DI FUMETTO
Feathers
- Rimettermi a studiare giapponese
- Studiare anatomia
- Spendere meno e mettere via un po' di soldini
- Disegnare almeno un breve fumetto
- Fare un portfolio
- Diventare una fotografa migliore
- Riprendere in mano gli acquerelli
- Migliorare l'autostima
- Avere più costanza
Tra un anno ne riparliamo.
- Pick up Japanese again
- Study anatomy
- Spend less and save some money
- Draw at least one brief comic story
- Make a portfolio
- Become a better photographer
- Pick up watercolours again
- Have more self esteem
- Have more perseverance
See you again in a year's time.
Buoni propositi per il 2010 in ordine sparso
È un segno che avrò un grande maestro o che è meglio se mi do all'ippica?
I dreamt that Rumiko Takahashi taught me to make paper planes with manga paper. It is the prediction that I will have a great master or that I'd better go fishing rather than draw?
Sogni bizzarri
Ecco, e io dico poi che ho più talento per l'illustrazione che per il fumetto, un motivo c'è. Anche andare a vedere una mostra coi disegno di Michelangelo ha il suo bel perché.
Comunque questo l'ho fatto venerdì dopo che avevo sognato che un pavone rosa beccava mais dalla mia scollatura e mi seguiva in giro come un cagnolino.
When I say I've more talent for illustration than for comics, there is a reason. Going to see an exibition of Michelangelo's drawings played its part, too.
I made this last Friday after dreaming that there was a pink peacock following me everywhere and eating from my neckline because there was corn in it.
Pavone rosa
Una foto presa a Siviglia nello scorso settembre che mi è sempre molto piaciuta.
Mi sto riprendendo dopo aver capito qualcosa di fondamentale: per me disegnando è importante divertirmi. Tentativi fatti in qualsiasi altro modo danno risultati mediocri.
A picture taken in Sevilla last September. I always loved it very much.
I'm recovering my will to draw after I realized a thing of fundamental importance. I need to have fun while I draw. Any other kind of effort will reward me with only mediocre results.
Ancora un po' di pazienza...
Ecco, non è che non l'avessi detto già prima, ma adesso è ufficiale e affermarlo chiaramente significa anche fare il primo passo per cercare una soluzione.
Ho sempre disegnato. Sono sempre stata discretamente dotata. Però c'era sempre qualcosa di più importante a cui pensare prima.
Quando sei come me, il disegno ti tormenta. Non importa cosa succede che ti scombussola e ti fa mettere giù la matita per qualche tempo: appena stai bene, lui si ripresenta e chiede attenzione.
Arriva il giorno che ti guardi intorno e ti accorgi che il disegno come hobby non ti basta più. E che nel frattempo, tutti quelli che avevano le idee più chiare di te si sono dati da fare e hanno superato quel livello da un pezzo.
Adesso non sono un traduttore, come volevo diventare all'università. La mia laurea da sola non me l'ha garantito e per l'ultimo passo - studiare la lingua nel suo paese di origine - mancano i soldi, ma anche una motivazione che mi è scappata e chissà quando tornerà (forse proprio per colpa dei soldi).
E non sono un artista. C'è chi è in grado, da autodidatta quasi completo, di raggiungere un livello professionale o semiprofessionale con i propri disegni al punto da arrivare alla pubblicazione regolare da parte di un editore serio. Io però non sono così. Ho bisogno che mi venga insegnato, di venire costantemente seguita e motivata, che mi si dica almeno da dove partire e con che ordine procedere. Le lezioni di nudo dal vero mi hanno aiutata molto, ma era prevedibile che non sarebbero più bastate.
Trovarmi a invidiare disegnatori che hanno dieci anni meno di me non è precisamente incoraggiante e spesso mi chiedo se valga davvero la pena di tormentarmi in questo modo.
Frequentare una scuola non è facile dal momento che non conosco bene la lingua del Paese in cui vivo e mi è già successo di ricevere risposte negative per questo solo motivo. Ma se tornassi in Italia e non trovassi lavoro - o lo trovassi precario e malpagato come tante, troppe persone di mia conoscenza - con che soldi me la pagherei?
Insomma, crisi crisi crisi... niente di quello che disegno in questo periodo mi piace e la voglia cala a picco. Mi sento demotivata e inadeguata. Help...
I have said this before, but now it's official and admitting it will hopefully be the first step to finding a solution.
I've always been drawing. I've always been quite gifted. But there always was something "more important" to take care of at that moment.
When you are like me, drawing sort of torments you constantly. It may happen that you feel shaken for a while and momentarily stop, but then as soon as you feel better drawing is there again, pulling at you.
The day comes that you look around you, and realize that drawing as a hobby is no longer enough for you. And when you do, you see that in the meanwhile all those who had clearer ideas than you had have been working hard, and are long past that level.
Now, I'm not a translator as I wanted to be while I was studying at the University. My degree alone couldn't make me become one, and the last step needed - studying the language in its country of origin and passing a proficiency test - requires money that I don't have, and a motivation that has fled, possibly because of the knowledge of not having enough money.
And I'm not an artist. There are self-taught people who can, with their forces alone, reach a professional level such that they are published regularly by a serious publisher. I am not like that. I need to be taught, to be constantly followed and motivated, to be told at least where to start from and in which order to go. Nude drawing lessons helped me a great deal, but it was obvious they would no longer suffice.
Envying artists that are professionals at ten years younger than I am is not precisely encouraging to me. I often wonder whether it's really worth it to torment myself like this.
Going to a school is an option, but it's a difficult one. I don't know this country's language, and I've been refused by several people already for this sole reason. But if I went back to Italy to find only a precarious, badly-payed job, like too many people I know, what would I pay the school with?
So I'm in a big crisis. Nothing I draw lately looks good to me, and so the will to draw flees. I feel demotivated and inadequate. Help...
Dal blog di Peter Breese:
The coveted Breese Award is given to six inspirational individuals; since most blog awards cater to odd numbers, this particular award was designed for the more even keeled folk. These six should be a collection of bloggers that have helped you, either directly or indirectly, to stay creative.
Ora dovrei scegliere sei persone che mi hanno aiutata a rimanere creativa e dare il premio a loro. Ma ce ne sono molte di più, basta visitare i link... :-)
Speaking of different things, I have received, and I gladly accept, an award from Brian Lue Sang.
From Peter Breese's blog:
The coveted Breese Award is given to six inspirational individuals; since most blog awards cater to odd numbers, this particular award was designed for the more even keeled folk. These six should be a collection of bloggers that have helped you, either directly or indirectly, to stay creative.
Now I should choose six people who helped me stay creative, and award them. But there are more than that. Check out my links and you will find many examples...
Mi sento in crisi
Continua lo stallo in fatto di disegni, anche se non per questo smetto di tentare di produrne, così posto una foto fatta con la fantavolosa reflex regalo del mio aMMore approfittandone del fatto che ho aperto un account su Flickr (o meglio, era aperto da mesi e mi sono ricordata di averlo...)
The drawing slump continues, so I'm posting a picture I took with the fabulous reflex my boyfriend gave me as a gift. I opened a Flickr account, or better I remembered I have had one for months and I was not using it...
Sea Of Yellow
Un pomeriggio di scazzo totale e una manciata di Copic, che devo ancora imparare a usare bene. La tipa a destra fuckeggia perché è disegnata proprio male.
An afternoon in a sour mood and a handful of Copics, which I'm still learning to use well. The girl on the right swears because she's really badly drawn.
Scazzantibus
PSICOLOGIA
La vendetta degli scarabocchi
aiutano a concentrarsi di più
E adesso tutti quei professori del liceo che mi rimproveravano perché disegnavo a lezione, salvo poi scoprire che ero attenta, devono ammettere di avermi maltrattata per niente. XDUno studio inglese rivela che quei disegni aumentano del 29% la capacità di seguire un discorso dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
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Scarabocchio di Manzoni dal libro
LONDRA - Siete il genere di persona che alle riunioni con il capufficio, oppure in classe mentre il prof fa lezione, o nelle telefonate in cui c'è più da ascoltare che da parlare, prende in mano una penna o una matita e scarabocchia distrattamente ghirigori su un foglio di carta? Be', se il capufficio, il prof o chiunque altro vi sorprende in flagrante, se ne esce con frasi del tipo "smettila di distrarti a quel modo e presta attenzione a ciò che dico", adesso potete zittirlo con il supporto della scienza: spiegando che riuscite a stare attenti proprio grazie a quei disegnini senza senso.(27 febbraio 2009)
Più attenti, concentrati e mnemonici, in effetti, di chi gli scarabocchi mentre gli altri parlano non li fa. Lo afferma un esperimento condotto da ricercatori del reparto scienze cognitive del Medical Research Council della Cambridge University. Scarabocchiare mentre si ascolta, affermano gli studiosi, aiuta a ricordare i dettagli: dunque l'esatto contrario del diffuso luogo comune secondo cui lo scarabocchio spinge la mente a perdersi nel vuoto.
Per verificarlo, gli scienziati inglesi hanno dato un banale compito ripetitivo, in pratica disegnare scarabocchi, a un gruppo di volontari che doveva contemporaneamente ascoltare un noioso messaggio telefonico. Confrontando la capacità di ricordare il contenuto del messaggio con un gruppo di ascolto che non era stato invitato a scarabocchiare, si è scoperto che lo scarabocchio aumenta la memoria del 29 per cento. Interrogati al termine dell'esperimento, senza sapere in che cosa consisteva o cosa cercava di misurare, coloro che scarabocchiavano hanno ricordato mediamente 7,5 nomi di persone, di luoghi e altri dettagli secondari del messaggio, mentre coloro che non scarabocchiavano ne hanno ricordati soltanto 5,8.
"Se una persona svolge un'attività passiva, come quella di ascoltare una noiosa conversazione telefonica, può cominciare a sognare ad occhi aperti", commenta il professor Jackie Andrade, della facoltà di psicologia dell'università di Plymouth. "E sognare a occhi aperti induce a distrarsi da quello che si sta facendo, con il risultato che lo fai meno bene. Svolgere contemporaneamente un semplice compito, come appunto è scarabocchiare, può essere sufficiente a interrompere il sogno a occhi aperti senza compromettere la prestazione che si sta compiendo".
In parole povere, scarabocchiare permette di non distrarsi e aiuta a seguire meglio il filo del discorso.
Non è la prima volta che vengono messi in luce i benefici dello scarabocchio. Un libro diventato un best-seller in Francia e pubblicato anche in Italia nel 2007, "Quaderno di scarabocchi per chi si annoia in ufficio", sostiene che scarabocchiare è una terapia anti-stress, fornendo perfino un sito Internet, www.swarmsketch.com, per chi desidera farlo sul web anziché su carta. In un altro volume, uscito nel nostro paese nel 2005, "I disegni dell'inconscio", gli psicologi Evi Crotti e Alberto Magni elencano sei diverse categorie di scarabocchi, ciascuna rivelatrice di un particolare stato d'animo: per cui ad esempio chi tratteggia labirinti sta cercando una via d'uscita da una situazione di stallo, chi disegna palme vorrebbe trovare un'oasi di pace, chi fa schizzi di un'automobile rivela un desiderio erotico non soddisfatto.
Lo scarabocchio, del resto, è vecchio come l'uomo: ci guarda dalle pareti delle caverne della preistoria, rispecchia l'animo del genio nei taccuini di Leonardo da Vinci, diventa pop-art nei moderni graffiti di strada. E poi ci sono gli scarabocchi d'autore: le spirali di Balzac, gli anelli di Beethoven, gli animali immaginari di Malraux. Senza dimenticare gli scarabocchi tracciati da molti dei nostri deputati durante le sedute alla Camera: sebbene venga il sospetto che, nel loro caso, lo facciano sperando effettivamente di distrarsi, mica per prestare più attenzione.
(Anche se ammetto che mi avrebbe fatto bene prendere appunti anche solo una volta ogni tanto.)
Study: Doodling Helps You Pay Attention
My high school teachers would often scold me because I was drawing and doodling during lessons - until they tried to interrogate me, and were baffled by finding out that I was paying attention all the time and knew what they were talking about. Turns out they shouldn't have been so surprised. The whole lot of you mistreated me for no good reason at all! =DBy John Cloud Thursday, Feb. 26, 2009Kelly Redinger / Design Pics / Corbis
A lot of people hate doodlers, those who idly scribble during meetings (or classes, or trials or whatever). Most people also hate that other closely related species: the fidgeter, who spins pens or re-orders papers or plays with his phone during meetings. (I stand guilty as charged. On occasion, I have also been known to whisper.) We doodlers, fidgeters and whisperers always get the same jokey, passive-aggressive line from the authority figure at the front of the room: "I'm sorry, are we bothering you?" How droll. But the underlying message is clear: pay attention.
But I've never stopped fidgeting, and I've always thought I walked out of meetings remembering all the relevant parts. Now I have proof. In a delightful new study, which will be published in the journal Applied Cognitive Psychology, psychologist Jackie Andrade of the University of Plymouth in southern England showed that doodlers actually remember more than non-doodlers when asked to retain tediously delivered information, like, say, during a boring meeting or a lecture.
In her small but rigorous study, Andrade separated 40 participants into two groups of 20. All 40 had just finished an unrelated psychological experiment, and many were thinking of going home (or to the pub). They were asked, instead, whether they wouldn't mind spending another five minutes helping with research. The participants were led into a quiet room and then asked to listen to a two-and-a-half-minute tape that they were told would be "rather dull."
That's a shocking bit of understatement. The tape — which Guantanamo officials should consider as a method of non-lethal torture — was a rambling (and fake) voice-mail message that purports to invite the listener to a 21st-birthday party. The party's host talks about someone's sick cat; she mentions her redecorated kitchen, the weather, someone's new house in Colchester, and a vacation in Edinburgh that involved museums and rain. In all, she mentions eight place names and eight people who are definitely coming to the party.
Before the tape began, half the study participants were asked to shade in some little squares and circles on a piece of paper while they listened. They were told not to worry about being neat or quick about it. (Andrade did not instruct people explicitly to "doodle," which might have prompted self-consciousness about what constitutes an official doodle.) The other 20 didn't doodle. All the participants were asked to write down the names of those coming to the party while the tape played, which meant the doodlers switched between their doodles and their lists.
Afterward, the papers were removed and the 40 volunteers were asked to recall, verbally, the place names and the names of the people coming to the party. The doodlers creamed the non-doodlers: those who doodled during the tape recalled 7.5 pieces of information (out of the 16 total) on average, 29% more than the average of 5.8 recalled by the control group.
Why does doodling aid memory? Andrade offers several theories, but the most persuasive is that when you doodle, you don't daydream. Daydreaming may seem absentminded and pointless, but it actually demands a lot of the brain's processing power. You start daydreaming about a vacation, which leads you to think about potential destinations, how you would pay for the trip, whether you could get the flight upgraded, how you might score a bigger hotel room. These cognitions require what psychologists call "executive functioning" — for example, planning for the future and comparing costs and benefits.
Doodling, by contrast, requires very few executive resources, but just enough cognitive effort to keep you from daydreaming, which — if unchecked — will jumpstart activity in cortical networks that will keep you from remembering what's going on. Doodling forces your brain to spend just enough energy to stop it from daydreaming but not so much that you don't pay attention.
So the next time you're doodling during a meeting — or twirling a pencil or checking the underside of the table for gum — and you hear that familiar admonition ("Are we bothering you?"), you can tell the boss with confidence that you've been paying attention to every word.
(Ok, I'll admit perhaps it would've done me some good taking notes at least once in a while.)
Miscredenti, tiè! Avevo ragione io!
Una character design sheet che ho fatto qualche giorno fa come divertimento ed esercizio. (Le mani sono orribili, sono io la prima a dirlo.)
Da quando ho iniziato a disegnare, parecchi anni fa, ogni volta che ho provato a rapportarmi al fumetto mi sono sempre dovuta periodicamente confrontare con gli stessi problemi. Non solo, come capita a tutti, la difficoltà dei fondali, delle mezzetinte, delle inquadrature, della disposizione delle vignette, ma lo stile stesso che volevo usare.
La verità è che mi piacciono troppe cose. Sono partita dai manga, certo, ma chi pensa che siano simili gli uni agli altri si sbaglia. Pensate alla differenza tra Kishiro, Utatane, Katsura solo per fare alcuni esempi tra i più conosciuti. (Già, proprio così. Non ho mai particolarmente amato gli shōjo, pur avendone letto più di uno. Sappiate che secondo me le Clamp non valgono come shōjo che in parte, comunque.)
Da lì, naturalmente, ho cominciato a leggere e amare anche molte altre cose, tra cui, ça va sans dire, lo stile ibrido come l'arcinoto Skydoll di Barbucci & Canepa, ma anche Miller e i supereroistici americani: tra i miei disegnatori Marvel preferiti c'è Clayton Henry.
Dall'altra parte c'è l'altro mio amore visuale, la pittura: da Caravaggio a Dalì, da Frida Kahlo a Magritte, Chagall, Mucha. Dalla perfezione tecnica e formale all'espressività allo stato puro alla fusione tra tecnica e delirio.
E poi ci sono gli illustratori. Ci sono decine - forse centinaia - di bravi illustratori più o meno noti o di super professionisti, come Todd Lockwood, che io adoro. In bilico tra le cosiddette "belle arti" e la voglia di dare un volto a personaggi e mondi frutto dell'immaginazione, sono forse quelli a cui mi sento più vicina nella mia situazione attuale di disegnatrice - altro non posso definirmi - che ama tanto le convenzioni grafiche e le potenzialità narrative del fumetto quanto l'accuratezza e l'espressività della pittura.
E allora che cosa devo fare? Qual è la strada migliore per me? Forse dovrei dire proprio "l'illustrazione", dal momento che la trovo congeniale al mio amore per il colore e il dettaglio. Però...
Però mi attrae da pazzi anche l'aggregazione che c'è attorno al fumetto, la possibilità di narrare storie che intrattengono, divertono, catturano, appassionano, commuovono. Non mi è mai capitato di piangere davanti a un'illustrazione, ma leggendo un bel fumetto invece...
E allora ecco che ricerco consigli, do la caccia a illustratori e fumettisti con cui sono in contatto per subissarli di domande, mi tormento ogni volta che prendo in mano la matita.
Spero un giorno di riuscire a scegliere una strada o, molto meno probabilmente (ma che bel sogno!), di essere familiare con tutte. Ma se voi che mi leggete, i cosiddetti miei quattro lettori, i pochi ma buoni, avete un'opinione, un commento, un consiglio, datelo a una giovane artista che si sta fumando le sinapsi nel tentativo di capirsi...
A character design sheet that I made a few days ago for fun and for practice. Her hands are horrible, I'm the first to admit that.
Since I started drawing, many years ago, every time I tried to approach the comic medium I found myself face to face with the same recurring problems. Not just the same problems that everybody has, such as the difficulty in doing decent backgrounds, finding a convincing technique for shading, camera angles, panel shape, size and placement, but style itself: I couldn't decide which one to stick to.
The truth is that I like far too many things. I started from manga, sure thing, but even thinking that they all may be similar to each other is a mistake. Think about the differences between Kishiro, Utatane, Katsura, just to name a few most famous ones. (Your assumption from this list is not uncorrect. I never had an excessive love for shōjo manga, despite having read more than one. I think that Clamp can only partially be considered as shōjo authors.)
From there of course, I started reading and loving many other genres, such as, ça va sans dire, the Euro-Japanese hybrid style of comics like Skydoll by Barbucci & Canepa, but also Miller and american superheroes: Clayton Henry is one of my favourite Marvel comic artists.
On the other hand, there's my other visual love: painting. From Caravaggio to Dalì, from Frida Kahlo to Magritte, Chagall, Mucha. From technical and formal perfection to pure expression to fusion between technique and visions.
And then there are illustrators. There are hundreds of illustrators I admire out there, from relatively unkown talents to widely-known professionals such as Todd Lockwood, whose works I adore. Standing between so-called fine arts and the effort to give a recognizable face to characters and worlds stemming from imagination, they are probably closest to me as I am now, a girl who draws - I don't feel like calling myself anything else at the present time - who loves both the graphic and narrative potentiality of comic and the detail, color and chance for self-expression of painting.
So what should I do? Which is the best way for me to go? Perhaps I should just say illustration, since it so well seems to go with what I visually love. But...
But I still am in love madly with the social aggregation stemming from comics, the chance to narrate entertainig, funny, engrossing, thrilling, moving stories. I hardly ever cried in front of an illustration, but I did in front of a good comic.
So that's why I so eagerly look for advice, I stalk illustrators and comic artists I'm in touch with to flood them in questions, I torment myself every time I pick up a pencil.
I hope that, some day, I will be able to choose a way, or - much less likely, but it's such a good a dream to have - to be familiar with them all. But if you, reader among those few who follow me, have an opinion, a comment, a piece of advice, please share it with a young artist girl who's smoking her brains in the effort to undestand herself.
Io e il linguaggio dell'arte: quale scegliere?

